Gay & Bisex
L’UNIVERSITA’ - FAST FOOD
chupar
30.06.2023 |
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""Lo voglio tutto dentro" - gli sussurrai e lui non si fece pregare, ma mi fece male..."
Quell’estate decisi di presentarmi per un lavoro per una nota catena di fast food.Scesi alla fermata della metro. Continuai a ripetermi frasi fatte fino a che di fronte mi ritrovai, come nei migliori film horror, il fantomatico e agghiacciante pagliaccio della rinomata catena.
Spinsi la porta d’ingresso. Il locale era ancora chiuso al pubblico. Un’attempata donna delle pulizie m’indirizzò verso il primo piano, dove c’era l’ufficio del responsabile.
Sui quarantacinque anni, aveva labbra piene, carnose, capelli biondo cenere, ma un barbone bruno di un paio di giorni. Aveva poggiato la giacca sulla spalliera, probabilmente a causa del caldo imperante. Il colletto della camicia celeste era in parte sbottonato e il nodo largo della cravatta lasciava vedere una folta villosità mediterranea. Sotto due sopracciglia spesse e nere si sollevarono due vivaci occhi verdi.
Era a telefono chissà con chi, strizzandosi il pacco. Sollevó lo sguardo e, trovandomi davanti, mi domandò a mezza voce: "E tu chi chi cazzo sei?"
Frastornato: "Io sarei qui per il colloquio. Posso?"
Sollevandosi dalla poltroncina chiuse in fretta la chiamata -" Amo' devo chiudere..." - e, cercando di sistemarsi alla meglio: "Ero con mia moglie a telefono".
Mi fece accomodare e mi si sedette di fronte, sul piano della scrivania. Consultò l’agenda: "Comunque, l’appuntamento era per domani!"
- "Accidenti! Eppure ne ero sicuro. Se vuole torno."
- "Lasci perdere. Ormai ci siamo, tanto avevo davanti a me il suo curriculum. Quello che vorrei sapere sono piccoli dettagli su di lei".
“Chieda pure”.
Le finestre erano inspiegabilmente chiuse e il condizionatore era spento. Cominciai a sudare, un po’ per la tensione un po’ per il caldo insopportabile. Benché il direttore sembrasse non curarsi della temperatura, un alone di sudore gli coronava le ascelle e la base della schiena.
Anche le mie mani cominciarono a sudare ed il mio viso arrossì surriscaldato.
L'uomo lo notò: “Ha caldo anche lei?Togliendosi la cravatta - "Si tolga la giacca. Per me non é un problema" - e sentii le sue mani forti e calde stringermi le spalle e il pacco quasi sfiorarmi la nuca.
Il mio cervello atterrò sull’immagine della sua verga imprigionata negli slip. Era dannatamente vicina. Sarebbe bastato girarmi per trovarmela di fronte al naso e per osservarne meglio la robustezza.
“Beh, grazie. Ma non credo sia il caso, no?”
“Perché? Potremmo affrontare un colloquio in modo molto più tranquillo e piacevole”.
Feci finta di niente, cercando la giusta concentrazione. Eppure la voce calda dell’uomo mi risuonava nello stomaco mentre continuava a presentarmi le condizioni di lavoro: "L’importante è guardarsi intorno e cercare di capire cosa può piacere a chi ci sta di fronte. E l’esperienza... Beh! Quella si fa in fretta. Lei si sta proponendo come mio assistente, ma in alternativa cosa sarebbe disposto a fare?"
Con la bocca secca, mi girai verso di lui, ma non riuscii a distogliere lo sguardo da quel randello che continuava a stregarmi: "Io sono disponibile un po' a tutto e l’esperienza, su certi fronti, non mi manca. E poi, se sono qui, credo di avere una certa inclinazione per certe cose".
Guardai i suoi occhi mentre lui con finta disinvoltura si sfiorava l'inguine: "Già, l’avevo capito! Sposato? Fidanzato?"
- "Fidanzato, con una brava ragazza".
Il responsabile si rassicurò e mi accarezzò il mento: "Anche lei è disponibile?"
- "No. Lo sono già abbastanza io per tutti e due, le assicuro".
- "Bene, bene... Vedo che non ha dimenticato che nella proposta vi era specificata anche l'estrema disponibilità sul lavoro".
- “Diciamo che posso garantirle anche di saper operare in team..." – e mi passai la lingua sulle labbra.
Con gentilezza, l'uomo mi prese il mento con la mano destra: "Bisognerà saggiare al meglio le sue capacità e le sue qualità."
Allungai la mano e leggermente accarezzai il rigonfiamento nei suoi pantaloni. “Bel cazzo!”.
Lo ammetto, sono stato un po’ troppo diretto, ma la situazione sbloccò tutti i miei freni inibitori. Anche lui non fu da mento, tanto che tirò fuori un cazzone nodoso con una cappella che m'impressionò per la grossezza: “Vuoi assaggiarlo?”
Lo aveva decisamente grande, non lunghissimo, ma bello largo ed eretto come un bastone. Alzai la testa verso di lui e con dolcezza: “Posso?”
Quello, carezzandomi: “Certo. Vediamo se ci rivedremo o meno. Fai quello che sai fare meglio, anzi forse l’unica cosa che forse sai fare, le pompe!”
Perché deluderlo? - mi dissi e iniziai a leccarlo superficialmente.
- “Mi sembra che ci siamo capiti e stai andando magnificamente, ma potresti offrire ancora più garanzie, secondo me".
Era bello sentirlo tra le dita così pieno e caldo, giocherellando con i coglioni pelosi dalla pelle ruvida.
Guardandomi dall'alto: “Allora, tutto qui?"
Allargata la bocca, cominciai a insalivarlo, partendo dalle palle. Cominciai, quindi, a passare la lingua sull’asta via via sempre più lunga e dura: "Non so...Quali sono i compiti del tuo segretario?”
“Davvero ti devo dire io cosa dovrai fare?”
“Diventare il tuo pompinaro?”
"Che parolone! Qui si lavora tanto, c'è stress e ogni tanto bisogna scaricarsi..."
"I coglioni?"
"Bravo! E cosa racconterai alla tua fidanzatina o in giro del nostro colloquio?”
Continuai a pompare e quello ancora a chiedere, togliendomelo dalla bocca. "Rispondimi! Cosa dirai?”
E io: “Che è stato un colloquio molto professionale.”
Con la mano cominciai a scorrere su e giù sull’asta, accompagnando il movimento con la bocca che faceva sparire e riapparire la grossa cappella paonazza.
Lui sorrise. “Ecco, così, bravo. Mangialo..." - mi disse toccandomi i capelli e spingendomi a sè. "Ti piacciono i cazzi, no?"
- "Sì..."
La destra dell’uomo, prese la mia testa premendosela sull’uccello e infilandomelo tutto in gola, fino in fondo: "Strozzati allora!"
La saliva mi scivolava dai lati della bocca, colando lungo l’asta e imbrattando i suoi pantaloni classici. Non feci resistenza, lasciandomi fottere la gola finché si staccò.
“Mi serviva uno all’altezza della tua bocca! Anche se sei sprecato per un cazzo solo”.
Ricominciai e mi staccai giusto per respirare.
- "Che c'è? Non ti piace più?"
- "Molto, mi piace molto... E il culo non lo vuoi?"
- "No, no... Sono fedele a mia moglie e poi non sono un culattone! Fammi sburrare di bocca!"
Sul più bello, bussarono alla porta.
L’uomo rispose con voce svogliata: "Sono impegnato! Un attimo, ma chi è?"
Era la donna delle pulizie che entrò dopo il suo - "Avanti!" - e lo vide con il volto arrossato, seduto alla scrivania. L’uomo si scosse i capelli biondastri, cercando di dare una parvenza di normalità alla situazione, mentre il suo uccellone nodoso e i suoi coglioni erano in bella mostra sotto il piano del tavolo con davanti un ragazzo arrivato fin lì per un colloquio.
- "Ma è solo? Ho mandato su prima un tipo…"
Il responsabile, sudando freddo, sorrise e fece partire della musica dal suo PC: "Ah, sì. Era qui per un colloquio, ma l’appuntamento era per domani."
Mentre continuavo a succhiarlo con foga, non capivo più nulla di ciò che mi succedeva intorno. Ero come immerso come in un vortice di piacere, finché la donna: "Dottore, dalla faccia mi pare uno che non sa fare niente".
Risucchiai con forza e, stringendogli i testicoli, me lo infilai per intero in bocca. Lui sospirò e cercò di spingere lontano la mia testa: "Che caldo oggi! Maledetto condizionatore rotto! Comunque non direi. A me è sembrato uno capace. Molto capace."
Con la mano la donna raggiunse il portafotografie sulla scrivania: "Dottore, come sono cresciuti i ragazzi."
- "Già… Ma ora dovrei finire prima dell’apertura, se non le dispiace..."
- "Va bene. La lascio. Qui ci sono le cose che mi ha chiesto dalla cucina. Servono ancora?"
- "Sì, sì. Lasci pure. Grazie di tutto."
Sentii l'infisso chiudersi, ma quello non si mosse. Continuai e lui riusciva a stento a trattenere i gemiti. Dopo circa una ventina di minuti a succhiarglielo, stava per venire. Lo capii da come si contorceva, da come aveva iniziato a gemere. Così mi fermai e feci capolino da sotto la scrivania. Lui si scostò ed io venni fuori dal mio nascondiglio, mentre quello si allontanava a cazzo duro per chiudere a chiave la porta.
Ritornato, con un ghigno divertito dalla situazione: "Ora te la faccio scontare succhiacazzi! Stenditi sul tavolo".
Mi sistemò a gambe aperte. Si smanettò l'uccello facendolo indurire il necessario: "Sei pronto a prendere un po' di uccello?"
Spinse delicatamente e iniziò a stantuffare in me il salsicciotto, mentre io, appigliandomi al bordo della scrivania, iniziai a fare su e giù con davanti agli occhi la fotografia della sua famigliola. Pensai si sarebbe limitato a quello e invece, sghignazzando, improvvisamente lo tirò fuori e infilò nel mio retto il suo cazzone.
Esultai: "Oh, mio Dioohh..."
Lo aveva infilato lentamente con molto garbo, ma io ero in calore.
"Lo voglio tutto dentro" - gli sussurrai e lui non si fece pregare, ma mi fece male.
- "Ah, mi rompi il culo così!"
- "Cazzo! Che culo? Avevo capito che era una figa!? Ah, non è una figa questa? Vuoi che lo tiro fuori?"
- "No, bastardo! Fottimi la figa, spaccamela!"
- "Bravo ragazzo! Dimmelo che ti piace!"
- "Sì, mi piace!"
Un colpo di clacson all'esterno e il direttore, senza perdere la sua posizione, girò il capo verso la finestra che arrivava per fortuna più in alto dell’altezza dell’inguine. La donna delle pulizie lo stava salutando dal parcheggio, prima di salire in auto. Lui rispose con un cenno della mano.
Ormai sapevamo di essere davvero soli.
In breve il manager mi montò alla missionaria, non staccandomi la lingua di bocca.
- "Ti piace così, tesoro?"
- "Oh, sì... Sei fottutamente bravo!"
Mi infilzò sempre a fondo per poi attendere un attimo, gli piaceva farmi fremere e spingerlo dentro con lentezza quando lo pregavo. Riprese e aumentò il ritmo in un culo ormai davvero aperto.
- "Cazzo! Come lo prendi bene!"
Mentre tentavo forse inutilmente di strizzare le pareti anali, continuò a montarmi.
- "Bravo, così! Hai bisogno del mio cazzo, vero? Te ne darò quanto ne vuoi. Adesso però mi devo svuotare".
Si fermò con il cazzone piantato dentro. Riprese lentamente e mi chiese: "La vuoi? Sì?"
- "Porca troiaaahh... Siiih..."
- "Sta per uscire dai coglioni! Sicuro che la vuoi dentro?"
- "Dammi la sborra!"- pregai, e lui diede un'altra spinta.
Prese a limarmi con foga, facendolo scorrere per tutta la sua lunghezza: "Cazzo! Sei veramente una gran scopata!"
- "Dammela, ti prego!"
Si fermò, piantandosi in fondo dandomi piccoli colpi in sequenza.
Mi sentii gonfiare di calore dentro il culo mentre lui, ululando - "Ahhh... Eccolaah!" -, finiva di irrorarmi le budella.
Rimasto con il culo rotto e a cosce larghe sulla scrivania, iniziai a strattonarmi l’uccello fino a che schizzi biancastri mi colpirono la gamba.
Il mio culo era ancora ricolmo, la sua camicia fradicia.
L’uomo, grondante, con il pelo bagnato che gli si appiccicava al cotone, si levò da me, lasciando scivolare sulla scrivania la sua sborra.
Rimasi sbalordito da tutto lo sperma che fuoriusciva e quello, orgoglioso, rispose che era da un bel po' che non lo scaricava. Quindi, si ripulì l’uccello con gli slip e si diresse verso il bagno personale per pisciare.
Mentre si stava sciacquando cazzo e coglioni nel lavandino, gli chiesi: "Senti, se è possibile mi do una lavata anch’io".
Annuì, muto e pensieroso: "Prima dai una pulita alla scrivania!"
- "E come?"
- "Che cazzo ne so? Leccala!"
Pulii con un fazzolettino, poi mi sciacquai alla meglio il viso, l’addome e il sedere. Uscii dal bagno.
Il responsabile, con i pantaloni e i boxer puliti ancora abbassati all'altezza dei polpacci, mi lanciò i vestiti. Era dannatamente sexy!
- "Sei fantastico. Te ne sei fatti parecchi di culi eh? Pure a tua moglie piace?"
- "Mia moglie non è una troia!"
- "Certo, sì, scusami", dissi, convinto di aver toccato un tasto sensibile.
Con cazzo e coglioni al vento, senza la minima esitazione, chiudendosi la camicia pulita e aggiustandosi la cravatta: "Comunque, non ti consento di darmi del tu. Sono un tuo superiore".
Tiratosi su mutande e braghe, mi accompagnò alla porta, la aprì, mi diede la mano e: "Sei assunto per la stagione estiva, almeno fino a che non rientra mia moglie dalle ferie! Farai da segretario e, quando ti chiamerò e solo durante il servizio, farai quello che sai fare meglio, anzi l’unica cosa che puoi fare in questo posto con il tuo curriculum".
"Ma..."
"Anche se non sarà scritto da nessuna parte, ovviamente, non pretendo un diritto di esclusiva. L'ultima segretaria che ho assunto è rimasta incinta e diceva che era mio! Mi è costato parecchio togliermela dai coglioni. Meglio un culo, anche se non sono ricchione!"
- "Ho capito".
- "Ovviamente devo mettere in conto che sei una troia che si fa sborrare in culo, ma l'importante è che non fai il succhiacazzi con i dipendenti, invece di lavorare".
- "Certo!"
- "Bene, domani mettiti l'intimo della tua donna e depilati pure davanti!"
- "Ma come faccio? Magari se ne accorge!"
- "Non sono cazzi miei! Per me, se ti lascia, puoi pure andare a battere! Siamo professionisti e dobbiamo venirci incontro, no?"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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